Some Prefer Cake... gnam
La patria del cinema lesbico internazionale è Bologna
Dopo 8 anni nella città con il tasso di lesbiche forse più alto d’Italia ancora mi stupisco a vedere un parchetto gremito, una programmazione intera dedicata alla froce, le risate in sala per inside jokes squisitamente nostri, donne di più di 50 anni che si baciano, bande di ex che non si salutano, bande di babydykes che saltellano elettrizzate. Dopo 8 anni, il Some Prefer Cake festival ancora mi regala stupore.
Nonostante io incontri lesbiche: all’università, per strada, al reparto ortofrutta, in fila per i bagni pubblici, al giardino botanico, in libreria, in ferramenta, al corso di yoga, a chiedere del latte di avena al bar sotto casa, dal veterinario, a urlare contro la polizia in manifestazione, al corso di pilates al centro sociale, al workshop sulla psicosomatizzazione del trauma intrappolato nelle anche, al doposcuola dei bimbu a cui fanno da tate, a titubare su quale sia la decolorazione migliorare da (rub)comprare, alla presentazione del libro sulle forme di rivendicazione queer nella fotografia contemporanea lamentandosi di quanto sia banale, all’evento drag, alla serata kinky, sotto cassa e dietro la cassa a battermi la spesa; nonostante ogni mia giornata sia scandita in un modo o nell’altro dalla lesbicità, il Some Prefer Cake per me continua ad avere il sapore della resistenza. Perché… trovamelo un altro.
Siamo in una fase evolutiva cruciale, e quel che ho percepito al SPC quest’anno era decisamente nuovo rispetto a qualsiasi altra edizione: nell’aria si sentiva il fermento della creatività. Credo che esistano davvero poche forze al mondo potenti come la creatività, espressa in ogni sua singola forma, applicata alla strategia politica, all’organizzazione, all’arte, alla cucina, all’agricoltura, a qualsiasi cosa.
Perché da quella forza si riparte, con quella forza che si accompagna il cambiamento.
La creatività indirizza la rabbia, lenisce la tristezza, rinfranca la paura, ma soprattutto: regala alternative. La creatività però, per fermentare, come il lievito madre, ha bisogno di attenzioni e nutrimento. Un esercizio purtroppo che abbiamo abbandonato è infatti quello di immaginarci quel che vorremmo, che ancora non esiste, di saperlo visualizzare e raccontare, appassionarci a una visione e far appassionare anche altr3 insieme a noi. Ma l’aria frizza, e collettivamente, credo, si inizia a sentire questa comune e fondamentale necessità. L’ho sentita certamente a CBCR, sia tenendo il workshop sul mito della bellezza, sia sentendo i racconti del workshop di musica “balocchi finocchi”, sia vedendo le banchettare e l’entusiasmo delle volontarie- ospiti e staff-, ma anche semplicemente grazie allo spirito di chiunque fosse lì, comprese le abitanti di un paesino che non vedeva il fermento della politica comunitaria da veramente troppo tempo.
Un’aria nuova, dicevo. Non solo nel cortile del Cinema Nosadella, tra dj set, stand-up comedy e cibo vegano, ma anche in sala. Al SPC quest’anno mi sono concentrato soprattutto sui cortometraggi, perché è una forma che ho sottovalutato per tanto tempo e che mi sta appassionando sempre di più.
Nella mia top 5 metterei:
1. “Spicy Noodles” di Sophia Hochedlinger, perché c’è bisogno di storie non solo millenial coded, perché amo la GenZ, perché abbiamo bisogno di ridere e sentirci viste senza perdere nulla in stile
2. “COMO NASCE UM RIO” di Luma Flôres, perché: LA MERAVIGLIA e la dolcezza; colpito e affondato
3. “Berta” di Lucía Forner Segarra, perché il raperevenge va e può essere affrontato anche senza manierismi da film d’azione americani- per riportarci a un piano afferrabile e concreto di vendetta, con una buona dose di autoironia
4. “Washhh” di Mickey Lai, per la scrittura e l’interpretazione
5. “Madonna mia” di Valentina Garrett, per il lol e l’estetica
Menzioni speciali a: Jantar Pra Seis, Gaps e Neo Nahda.
Assolutamente vincitore indiscusso a mio parere dei corti lesbici: “THE LESBIAN ALIEN DARKROOM FISTING OPERETTA ON VENUS”.
Sì, un’aria nuova, o perlomeno un accenno. Un’aria di gente che sa cosa significa stare lì, partecipare ad un evento del genere, che riesce a riconnettersi all’emozione “madre” (mother) che le ha portate lì.
Sarà forse il clima mondiale che si respira che ci sta imponendo di aprire sto cazzo di diaframma e smettere di avere il fuoco puntato solo sul dito che sta davanti al nostro naso. Sarà che forse abbiamo fatto il giro (a corsa) talmente tante volte che poi ci siamo trovate perse, e con il fiatone. Da più di tre anni ormai sento amiche, colleghe e compagne lamentarsi del clima politico, di come facciamo le cose anche tra di noi, soprattutto tra di noi, e di come pare che la bolla stia implodendo su sé stessa,
ergo: quanto ci sentiamo sole e deluse.
Sarà il micro-ritrovato briciolo di speranza, la pazienza di riprovarci.
E alla fine è un ciclo già scritto, da Polibio all’astrologia, eterno eppure inafferrabile: distruzione e creazione.
Mentre respiravo e respiravo, 4 dentro- 2 tieni- 5 fuori, ho anche approfittato per chiedere a un po’ di persone presenti al festival di rispondere ad alcune domande, di base per una mia assoluta passione a farmi i cazzi delle altre. Vi condivido i risultati dello studio sul campo:
Domande:
1. Percentuale di ex a questo Some Prefer Cake?
2. Percentuale di crush?
3. Il modo peggiore con cui sei statx ghostatx? O hai ghostatx?
4. Cortometraggio preferito?
5. Che storie vorresti vedere nei prossimi film?
Persone intervistate: 16 (perché mi vergognavo- e infatti la maggior parte di queste erano amiche mie)
Risultati dello studio:
1. Una generale confusione dovuta giustamente al fatto che non avessi specificato se intendessi “ex con cui non ti parli più e scappi contro il muro se le vedi” o “ex che sono poi diventate la tua bff, tua sorella e tu cugino”. Numero generale: 0-1 nel primo caso; 22 nel secondo. W le lesbiche e la trasmutazione dell’amore.
2. Inconcludente: si passa da “tutte” a “nessuna” e il classico “una <3 la mia lei <3 :P”
3. Tutt3 dichiarando di non aver mai ghostato e di non essere mai state ghostate…. Shout out a L per aver vinto la domanda raccontando che una volta è stato ghostato e dopo la persona è riapparsa solo per presentargli una multa (e L non ha la patente). Finanzieri in the making…
4. Tutt3 hanno risposto: Spicy Noodles o Un fiume
5. Le più gettonate: storie di donne anziane che si amano o sono amiche e vivono insieme e si vogliono bene cucinandosi la zuppa e giocando a carte; una sfilza di trans masc bonu (cito testualmente)
Una domanda che non compariva nello studio, ma che mi è stata posta a più riprese è stata:
“Ma le lesbiche si rimorchiano? E come si rimorchiano?”
Purtroppo, nonostante io sia aquario, non sono davvero Dio, e perciò questo quesito rimane irrisolto come ogni grande mistero della vita.
Un grazie a chiunque si sia prestatx a questo groundbreaking studio.
Concludo dicendo: grazie al Some Prefer Cake, perché alcune preferiscono la torta e la vogliono mangiare a piene mani.
Grazie alle lesbiche, come sempre.



